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Alda Merini

poetessa, aforista e scrittrice italiana



«Sono nata il ventuno a primavera | ma non sapevo che nascere folle, | aprire le zolle | potesse scatenar tempesta. | Così Proserpina lieve | vede piovere sulle erbe, | sui grossi frumenti gentili | e piange sempre la sera. | Forse è la sua preghiera.»

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«Sono folle di te, amore | che vieni a rintracciare | nei miei trascorsi | questi giocattoli rotti delle mie parole. | Ti faccio dono di tutto | se vuoi, | tanto io sono solo una fanciulla | piena di poesia | e coperta di lacrime salate, | io voglio solo addormentarmi | sulla ripa del cielo stellato | e diventare un dolce vento.»

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«Apro la sigaretta | come fosse una foglia di tabacco | e aspiro avidamente | l'assenza della tua vita. | | È così bello sentirti fuori, | desideroso di vedermi | e non mai ascoltato. | | Sono crudele, lo so, | ma il gergo dei poeti è questo: | un lungo silenzio acceso | dopo un lunghissimo bacio.»

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«Non è che dalle cuspidi amorose | crescano i mutamenti della carne, | Milano benedetta | Donna altera e sanguigna | con due mammelle amorose | pronte a sfamare i popoli del mondo, | Milano dagli irti colli | che ha veduto qui | crescere il mio amore | che ora è defunto. | Milano dai vorticosi pensieri | dove le mille allegrie | muoiono piangenti sul Naviglio.»

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«Che grande scultore sei tu | che hai scolpito il tuo volto di pietra | tra le mie braccia | e ormai amore morto | mi sei diventato figlio | ti tengo sulle ginocchia | e piango perché il ricordo di te | mi pesa come un sepolcro.»

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«Io ero un uccello | dal bianco ventre gentile, | qualcuno mi ha tagliato la gola | per riderci sopra, | non so. | Io ero un albatro grande | e volteggiavo sui mari. | Qualcuno ha fermato il mio viaggio, | senza nessuna carità di suono. | Ma anche distesa per terra | io canto ora per te | le mie canzoni d'amore.»

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«Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. | I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!»

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«Sono qua rinchiuso | Di pensieri affranto | | Senza coscienza alcuna | Di potere il vanto | | Volgo i miei sguardi vuoti | Occhi senza sguardo | | Voglio sentire ora | Voci, sussurri, suoni | | Chiedo a me stesso vivo | Dove guardare ancora | | Chiudo i miei occhi alfine | Respiro in affanno | | Mi calmo, sento, ascolto | Dentro di me un canto | | Ti ho trovata infine | Musa del mio creare | | Cuore che pensa lieve | Un pensiero, un incanto.»

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«All'amore non si resiste | perché le mani vogliono possedere la bellezza | e non lasciare tramortite anni di silenzio. | Perché l'amore è vivere duemila sogni | fino al bacio sublime.»

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«Scrivimi, te l'ho detto tante volte, | scrivimi una lettera lunghissima | che parli solamente di silenzio.»

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«Ti aspetto e ogni giorno | mi spengo poco per volta | e ho dimenticato il tuo volto. | Mi chiedono se la mia disperazione | sia pari alla tua assenza | no, è qualcosa di più: | è un gesto di morte fissa | che non ti so regalare.»

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«Chi regala le ore agli altri vive in eterno.»

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«Ognuno è amico della sua patologia.»

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«Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio respiro.»

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«Ci sono notti che non accadono mai.»

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«La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.»

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«La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.»

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«Amore mio ho sognato di te come si sogna della rosa e del vento.»

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«Quando ero in manicomio, e vedevo l'erba dalla parte delle radici, ero convinta (e ancora lo sono) che il grande arazzo della volontà divina lo vedano gli angeli, mentre noi, incamminati verso l'indolenza o il sacrificio estremo, non comprendiamo nulla.»

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«Anche la follia merita i suoi applausi.»

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