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Wisława Szymborska

data: 03/01/15 autore:
Wislawa Szymborska è stata una poetessa polacca. Partecipò attivamente alla vita culturale di Cracovia, collaborando nel dopoguerra alla rivista “Lotta”. La sua prima raccolta di versi risale al 1945, “Cerco la parolaNon solo poesie la Szymborka pubblicò una raccolta di prose “Letture non obbligatorie”, nel 1986 esce un'altra raccolta di poesie, “Gente sul ponte”. Collaborò a molte riviste come "Vita letteraria". "Arka" e "Kultura". Nel 2005 diede alle stampe la sua ultima raccolta poetica, “Due punti”.
Le sue opere sono state tradotte in molte lingue europee, ma anche in arabo, ebraico, giapponese e cinese. Nel 1954 ricevette il Premio per la letteratura Città di Cracovia, nel 1991 il Premio Goethe, nel 1995 Premio Herder e la Laurea ad honorem dell'Università di Poznan Adam Mickiewicz, nel 1996 il Premio Nobel per la Letteratura.
 
 
Qualcosa qui non comincia
alla solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era
poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci.


«Morire – questo a un gatto non si fa. | Perché cosa può fare il gatto | in un appartamento vuoto? | Arrampicarsi sulle pareti. | Strofinarsi contro i mobili. | Qui niente sembra cambiato, | eppure tutto è mutato. | Niente sembra spostato, | eppure tutto è fuori posto. | E la sera la lampada non brilla più.»

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«Non ce l'ho con la primavera | perché è tornata. | Non la incolpo | perché adempie come ogni anno | ai suoi doveri.»

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«Sono entrambi convinti | che un sentimento improvviso li unì. | È bella una tale certezza | ma l'incertezza è più bella.»

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«Forse tutto questo | avviene in un laboratorio? | Sotto una sola lampada di giorno | e miliardi di lampade la notte?»

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«Nulla è in regalo, tutto è in prestito. | Sono indebitata fino al collo. | Sarò costretta a pagare per me | con me stessa, | a rendere la vita in cambio della vita. (da Nulla è in regalo!»

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«Ascolta | come mi batte forte il tuo cuore.»

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«Non c'è vita | che almeno per un attimo | non sia immortale.»

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«Quando pronuncio la parola Futuro, la prima sillaba va già nel passato. | Quando pronuncio la parola Silenzio, lo distruggo. Quando pronuncio la parola Niente, creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.»

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«E chi è questo pupo in vestina? | Ma è Adolfino, il figlio dei signori Hitler! | Diventerà forse un dottore in legge | o un tenore dell'opera di Vienna? | Di chi è questa manina, di chi, e gli occhietti, il nasino? | Di chi il pancino pieno di latte, ancora non si sa: | d'un tipografo, d'un mercante, d'un prete? | Dove andranno queste buffe gambette, dove? | Al giardinetto, a scuola, in ufficio, alle nozze | magari con la figlia del sindaco?»

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«Doveva essere migliore degli altri il nostro XX secolo. | Non farà più in tempo a dimostrarlo, | ha gli anni contati, | il passo malfermo, | il fiato corto. »

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«Siamo figli dell'epoca, | l'epoca è politica. | Tutte le tue, nostre, vostre | faccende diurne, notturne | sono faccende politiche.»

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«Cos'è necessario? | E necessario scrivere una domanda, | e alla domanda allegare il curriculum. | A prescindere da quanto si è vissuto | il curriculum dovrebbe essere breve.»

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«Non c'è dissolutezza peggiore del pensare. | Questa licenza si moltiplica come gramigna | su un'aiuola per le margheritine.»

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«Alla nascita d'un bimbo | il mondo non è mai pronto.»

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«Preferisco il cinema. | Preferisco i gatti. | Preferisco le querce sul fiume Warta. | Preferisco Dickens a Dostoevskij. »

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«Strano pianeta e strana la gente che lo abita. | Sottostanno al tempo, ma non vogliono accettarlo. | Hanno modi per esprimere la loro protesta. | Fanno quadretti, ad esempio questo.»

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«Si è arrivati a questo: siedo sotto un albero, | sulla sponda d'un fiume | in un mattino assolato. | È un evento futile | e non passerà alla storia. | Non si tratta di battaglie e patti | di cui si studiano le cause, | né di tirannicidi degni di memoria.»

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«Ad alcuni – | cioè non a tutti. | E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza. | Senza contare le scuole, dove è un obbligo, | e i poeti stessi, ce ne saranno forse due su mille.»

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«Dopo ogni guerra | c'è chi deve ripulire. | In fondo un po' d'ordine | da solo non si fa.»

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«Guardate com'è sempre efficiente, | come si mantiene in forma | nel nostro secolo l'odio. | Con quanta facilità supera gli ostacoli. | Come gli è facile avventarsi, agguantare.»

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