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Elio Vittorini

data: 09/17/14 autore:
Elio Vittorini è stato uno scrittore e giornalista italiano.
 
 
Scrivere è fede in una magia.
 
 
La sua carriera nel mondo editoriale iniziò a Firenze dove lavorò come correttore di bozze alla "Nazione", iniziando a scrivere articoli e pezzi narrativi che Curzio Malaparte pubblicò sulla sua rivista La Conquista dello Stato.
Vittorini collaborò con la rivista Solaria con cui uscì il suo primo libro, una raccolta di racconti intitolato Piccola borghesia seguito poi dal romanzo d’appendice Garofano rosso.
Costretto a lasciare il lavoro a causa di problemi di salute visse poi del ricavato delle sue traduzioni dall'inglese e di quelle di consulente editoriale.
Considerato uno dei maestri del realismo novecentesco, è famoso per il romanzo Conversazione in Sicilia.
Durante la guerra diresse la collana "La Corona" per Mondadori curando l'antologia degli scrittori americani  censurati da Mussolini. Nel 1942 si avvicinò al Partito comunista clandestino e partecipò attivamente alla Resistenza, come testimonia il romanzo Uomini e no.
Diresse dell'edizione milanese dell'Unità e fondò la rivista di cultura contemporanea Il Politecnico.
Nel dopoguerra lavorò per varie casi editrici come Bompiani e Mondadori.
 
 
La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio
 


«La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio.»

tag: desideri paura
VOTI: 2


«Scrivere è fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine.»

VOTI: 1


«Non proviamo più soddisfazione a compiere il nostro dovere, i nostri doveri... Compierli ci è indifferente. Restiamo male lo stesso. E io credo che sia proprio per questo... Perché sono doveri troppo vecchi, troppo vecchi e divenuti troppo facili, senza più significato per la coscienza.»

VOTI: 1


«La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio.»

VOTI: 1


«Erano di pietra celeste, tutti fichidindia, e quando si incontrava anima viva era un ragazzo che andava o tornava, lungo la linea, per cogliere i frutti coronati di spine che crescevano, corallo, sulla pietra.»

VOTI: 1


«Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un'altra donna: questo era il modo migliore di colpir l'uomo. Colpirlo dove l'uomo era più debole, dove aveva l'infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov'era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo, far paura all'uomo. Non voleva fargli paura? E questo modo di colpire era il migliore che credesse di avere il lupo per fargli paura.»

VOTI: 1


«[...] Perché si chiamava civile una guerra in cui due fratelli potevano trovarsi uno contro l'altro? Non si sarebbe dovuto chiamarla, anzi, incivile?»

VOTI: 1


«Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un'altra donna: questo era il modo migliore di colpir l'uomo. Colpirlo dove l'uomo era più debole, dove aveva l'infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov'era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo... »

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